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lunedì 8 dicembre 2025

Se non fosse stato Alberto Stasi, chi altri potrebbe aver ucciso Chiara, la ragazza che «sapeva di latte e miele di campagna»? Un ulteriore indizio.


Ehi, cosa stai cercando? - disse il poliziotto

Le chiavi che ho perso - rispose l'ubriaco

Lei hai perse qua? - domandò l'agente

No, laggiù - replicò l'ubriaco - indicando un punto nel buio.

E perchè, se le hai perse laggiù, le stai cercando qui? - chiese, allora, il poliziotto  

Perchè qui c'è più luce - rispose l'uomo.


Chi cerca la verità - che non corrisponde sempre e solo a tutto ciò a cui si può credere -   sa che la parola «approssimazione», a dispetto del fastidio che il termine in genere suscita, nasconde una forte valenza positiva.

Per inciso, molte problematiche sorgono a causa dell’incomunicabilità e dei tanti equivoci che nascono per il diverso significato dato ai segni linguistici. Difficoltà che derivano più dal modo sbagliato in cui ci si propone che dal contenuto di ciò che si vorrebbe  esprimere.

Nel momento in cui si indaga su un delitto come quello riguardante Chiara Poggi - definita nella narrazione del più bel libro scritto sull’argomento, il “Il garbuglio di Garlasco” di Gabriella Ambrosio, la ragazza che «sapeva di latte e miele di campagna» - è necessario (o lo sarebbe stato) valutare e contestualizzare tutti gli elementi a disposizione degli inquirenti.

Ciò premesso e rilevate le risultanze, anche autoptiche, dell’omicidio -  è evidente che questo delitto è stato, almeno all’inizio, azionato da furia irrefrenabile e incontrollata. Ne consegue che un indizio per accertare chi abbia ucciso Chiara, che sembra scontrarsi con la razionalità di chi potrebbe, verosimilmente, aver contribuito a occultarne o alterare le tracce, è indagare sulla gestione della rabbia, o per meglio dirsi, su chi tra le relazioni dirette o indirette della ragazza abbia manifestato incapacità in tal senso.   

L’aggressività disinibita infatti - ci insegna la psichiatria - è matrice della rabbia,  è il risultato di scelte frutto di un processo decisionale che oltrepassa una normalità controllata e degenera, così che le stesse modificazioni “nell’attivazione cerebrale spiegano la sensazione di estraneità e di involontarietà che colpisce chi è preda di attacco di rabbia”.

Rabbia che è, comunque, un sentimento da contestualizzare e da collegare a eventuali e ulteriori sintomi e caratteristiche psicologiche presenti nel soggetto oltre che alla storia della persona.


 

 



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