Per quanto i gradi di giudizio siano tre, e in questo “nuovo” caso potrebbero pure non esserlo (lascio libera la fantasia di ognuno sul perché di questa affermazione), l’omicidio di Chiara rimarrà tra quelli più discussi nella storia della Giustizia italiana. E anche dell’ingiustizia.
Per Lei - che è stata uccisa - e per la sua famiglia (genitori e fratello) che sono ormai nella condizione di non poter elaborare un lutto e in uno stato sofferenza continua, e ancor di più se la nuova indagine si dovesse rivelare risolutiva.
Per Alberto Stasi che ha perso Chiara, il padre, una parte della sua vita e tanto altro; per sua madre la cui esistenza è stata stravolta da due disgrazie.
Fuori, il caos!
Querele, controquerele, denunce, litigi, zuffe, bordellate intellettuali pazzesche tra professionisti, finti tali, pseudo esperti, giornalisti, opinionisti, commentatori e di tutto un po’.
Se poi corrispondesse a verità il fatto che le indagini tecniche non sono state altro che il mezzo per corroborare e confermare quello che le indagini “tradizionali” hanno scoperto e che, forse, in qualche modo, siano anche servite a rendere processualmente utilizzabile un qualcosa che prima non lo era, beh, lo capiremo.
E forse, scrivo per prudenza, ma ne sono intimamente convinto, scopriremo - come sempre - che le cose erano molto più semplici di quanto è sembrato o è stato fatto apparire. Ce lo aveva già spiegato Occam (Ockham) qualche secolo fa.
Servirà tutto quanto è accaduto a far capire che la Giustizia non è soltanto nei libri?
Eh sì, alla fine verrà fuori che era tutto più semplice…

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