Cerca nel blog

lunedì 10 marzo 2025

Milano: muore un Superpoliziotto, un Gallo (Carmine) che lascia un sacco di polli.

 


Alla fine, ha vinto ancora lui. Carmine Gallo - uomo prestato alla Giustizia per tanti anni; poliziotto che per dare allo Stato ha tolto tempo e gioie alla famiglia per buona parte della sua vita; investigatore che ha ottenuto i suoi successi rischiando spesso la propria pelle e, come la felicità di Montale, ha percorso buona parte della sua esistenza camminando sul filo di un equilibrio difficilissimo da mantenere - se ne è andato. Così, all’improvviso, abbandonato o, forse, graziato da un cuore che non ha retto al ludibrio giudiziario o, magari, semplicemente perché era il suo destino. 

Uomo di Stato, il cui concetto – per gli addetti ai lavori non ipocriti - non sempre può corrispondere a quello di uomo di legge come giuridicamente inteso è stato, però, un grande specialista della materia criminale. E in bene, o forse in male - sosterranno i puristi - certamente un depositario di segreti che gli hanno consentito di conoscere e mettere da parte una mole di informazioni e di creare una piattaforma da fare invidia ai migliori Servizi segreti del mondo. “Gli archivi sono l’ossessione di ogni sistema di potere” scrive Gianluigi Nuzzi – che di segreti se ne intende – su La Stampa del 10 marzo 2025 aggiungendo che “Quando muore qualcuno che vive di segreti, li produce intreccia e vende, si cerca la sua memoria più occulta”.  

Però Gallo ha già detto cose importanti, per chi potrà avere la fortuna di leggerle, di capirle, collegarle e interpretarle. Lui lo sapeva fare. Poi, di colpo, in tanti, probabilmente in troppi, si sono dimenticati dell’incredibile insegnamento che poteva dare il suo esempio e quanto potesse essere importante la sua memoria. Perché sì, per fare quello che è riuscito a fare lui, le palline bisognava averle davvero di acciaio. Poi, per un motivo o per un altro, quelle tinte grigie di cui bisogna vestirsi per affrontare alcuni viaggi, talvolta tendono al nero e in altre occasioni al bianco e, allora, serve qualcuno di intelligente, oculato, intuitivo che sappia valutare prima di giudicare. O no? 

Alla fine di quesiti irrisolti ne rimangono e rimarranno tanti. Senza risposta, con tanti perché e molti però. E il gallo, il gallo morto “non canterà più coccodì o coccodà” ma l’altro Gallo, quello vero, di pennuti ne lascerà tanti, magari da arrostire. 


P.s.: dedicato a un amico giornalista.

Nessun commento:

Posta un commento

Politica: “La primavera di Novara?”